Un vecchio detto, sempre molto utile: «da che pulpito viene la predica!»

Pisa, 11 luglio 2019

 

 

 

È possibile che parte dei lettori (pisani) de La Nazione che si sono soffermati sull’articolo intitolato «No fake sul clima. Appello scienziati. Già 200 firme» (martedì 9 luglio) non abbia avuto modo di centrare appieno la questione trattata; prima di focalizzarmi su altro, cerco di spiegarla in modo sintetico.

 

Qualche settima fa, un gruppo di studiosi ha inviato alle massime autorità italiane una lettera, nella quale si contestava la veridicità della teoria AGW (Anthropogenic Global Warming), cioè di quell’insieme di idee, ufficialmente diffuse dall’IPCC, che vedono nell’emissione in atmosfera dei gas serra antropogenici l’unica causa del riscaldamento terrestre recente. L’iniziativa promossa dal fisico del S. Anna di Pisa Roberto Buizza – cioè il tema dell’articolo sopra citato – è mirata a contrastare i contenuti di quella lettera e a riaffermare la bontà della teoria AGW, sottolineando come su di essa convergano i favori di una netta maggioranza della comunità scientifica.  In pratica è l’ennesimo episodio di un dibattito – spesso con i toni di uno scontro ideologico, piuttosto che scientifico – che da anni concerne la questione dei cambiamenti climatici.

È un argomento che ovviamente mi interessa molto, ma sul quale mi sono sempre limitato a fare delle considerazioni generali, senza però proporre delle mie idee in proposito, in quanto non ritengo di avere le sufficienti conoscenze per farlo in modo scientificamente appropriato.

 

 

 

Quello che però non mi è piaciuto nell’articolo di ieri è la frase iniziale attribuita a Roberto Buizza: «NO a false informazioni sul clima». Non di certo perché io non sia d’accordo, ma perché essa deve valere in tutte le direzioni e non solo quando fa comodo.

 

Di sotto trovate il link di un’intervista rilasciata da Buizza a Rai3, nella quale il problema delle fake news mi pare del tutto evidente.

 

https://www.santannapisa.it/it/multimedia/rai-3-cambiamenti-climatici-appello-di-roberto-buizza-docente-della-scuola-santanna-e

 

La frase centrale di questa intervista è la seguente: «Le temperature continuano a salire e quindi questo comporta ondate di calore sempre più severe e comporta eventi estremi: invece di piovere 100/200 mm come un tempo, ne fa un 500; quindi abbiamo situazioni critiche come l’alluvione di Livorno». Discutiamone in dettaglio i contenuti.

 

1. Dopo una fase di moderato raffreddamento, protrattasi approssimativamente dal 1945 al 1979-80, Le temperature globali sono aumentate in modo consistente negli ultimi 20 anni del XX secolo, per poi stabilizzarsi o quasi; vi è stata quindi una nuova risalita nel 2015 (in relazione con un’intensa fase di Niño) con picco all’inizio del 2016, cui poi è seguito un decremento. La frase «le temperature continuano a salire» vi sembra adatta a riassumere tale andamento?

 

2. Per gli eventi pluviometrici estremi, Buizza parla di un passaggio da 100/200 mm a circa 500; grosso modo, si tratterebbe così di un aumento di tre volte. Considerare tra le fake news questa affermazione, costituirebbe un vero e proprio eufemismo, perché, con quelle proporzioni, saremmo già in pieno campo della fantascienza. Voglio infatti ricordare che nelle nostre regioni non è stato riscontrato alcun incremento degli eventi estremi.

Per convincersi di questo, si legga ad esempio il lavoro di Fatichi e Caporali (2009, uscito nell’International Journal of Climatology) che dimostra come tutti i fondamentali caratteri pluviometrici in Toscana non siano cambiati nell’ultimo secolo ed anzi appaia una, seppur assai debole, tendenza alla diminuzione delle piogge di massima entità annua in 1-3-6-12-24 ore.

Per quanto concerne la confinante Liguria, ho pubblicato (Pinna e Grava, 2018, sul Bollettino dell’Associazione Italiana di Cartografia) un articolo nell’ambito del quale è stata anche condotta una verifica in merito all’andamento temporale dei massimi annui per gli intervalli di 1-3-6-12-24 ore, relativamente al periodo 1951-2010 e considerando le stazioni (13 su un totale censito di 60) che avevano oltre il 90% dei dati disponibili lungo tale intervallo temporale. Sono così state studiate complessivamente 13 x 5 = 65 serie storiche, ottenendo i risultati seguenti: 32 trend con segno positivo (dei quali 2 significativi) e 33 trend con segno negativo (dei quali 5 significativi); non è stata perciò rilevata alcuna variazione nell’entità di questi fenomeni estremi, durante il sessantennio in oggetto.

 

3. L’alluvione di Livorno (avvenuta il 9-10 settembre 2017) viene citata da Buizza a guisa di una dimostrazione di cambiamenti in atto. Ebbene, come ogni esperto ben sa, non ha senso associare singoli eventi ad una determinata tendenza; è un modo di fare seguito dai media per ottenere un effetto sensazionalistico, ma è deprimente vederlo adottare da persone provenienti dal mondo della scienza. Comunque, è utile precisare che in quell’occasione venne prevalentemente interessata la fascia costiera fra Bocca d’Arno e Quercianella, con punte d’intensità davvero elevate, e con afflussi massimi complessivi di circa 250 mm in alcune località: molti, ma sempre lontanissimi dai 500 nominati nell’intervista.

 

4. Riflettiamo ancora sui numeri, tutto sommato la base di ogni serio discorso scientifico. Dato che non è chiarito nell’intervista, ipotizziamo che gli eventi estremi di 100/200 siano riferibili a tempi di 12-24 ore; su tali intervalli, dove e quante volte possiamo osservare gli episodi da circa 500 mm?

In tal senso, la nostra Toscana dovrebbe offrircene un buon numero di esempi, visto che al suo interno sono presenti delle aree geografiche (Alpi Apuane, Appennino tosco-emiliano) che risultano tra le più piovose d’Italia e nelle quali gli eventi intensi sono molto frequenti ed accentuati. La ricerca è semplice, in quanto nell’archivio online del Servizio Idrologico vi è anche una sezione dedicata alle piogge massime.

Sapete quante volte – tra tutte le stazioni toscane e in tutte le annate considerate – è stata raggiunta la soglia di 500 mm nelle 24 ore? ZERO, non esiste alcun evento di tale dimensione. In effetti già i 400 mm rappresentano un quantitativo così eccezionale da essere stati superati soltanto in occasione della notissima alluvione del 1996 nell’alta Versilia: Pomezzana 478, Retignano 401 e Fornovolasco 406.

Per trovare questi 500/+ mm di pioggia, bisogna spostarsi in altre regioni geografiche e chiamare in causa certi eventi alluvionali, così intensi dall’aver caratterizzato la storia climatica italiana; in proposito, possiamo ricordare Il Gennargentu e l’Aspromonte (ottobre 1951), Salerno (ottobre 1954), Genova (ottobre 1970), le Cinque Terre (ottobre 2011). Insomma, stiamo parlando non di eventi pluviometrici ai quali ci staremmo abituando, ma invece così incredibilmente rari da poter tranquillamente essere definiti "leggendari".

Si badi bene che tutte le aree ora citate (in Toscana e altrove) rientrano tra quelle nelle quali agiscono sulle piogge dei particolari fattori orografici; in pianura, o comunque dove tale situazione non sussiste, già il valore di 200 mm in 24h è di certo straordinario. Per esempio, a Pisa questo limite è stato oltrepassato, in oltre un secolo, solo il 20-21 agosto 1966, quando si misurarono 258 mm.

 

Insomma, spero di aver dimostrato come la frase di Buizza sia un bellissimo concentrato di assurdità, dal punto di vista della climatologia; una vera spremuta di fake news.

 

In conclusione – prendendo spunto da quanto detto un paio di millenni or sono da un ben noto personaggio – consiglierei a chi vuole scagliare la prima pietra (climatologica) di verificare preventivamente la situazione dei propri peccati in materia.

 

 

P.S. – Proprio mentre mi accingevo a postare questa nota, ho visto che il Corriere della Sera ha oggi pubblicato un’intervista con Buizza, nella quale viene riproposta una splendida sequela di fantasie e sciocchezze sul clima impazzito.