Una statistica formalmente corretta, ma . . . . . . totalmente fuorviante

Pisa, 13 giugno 2015

 

La figura che si può osservare sopra riporta i risultati di una verifica condotta da studiosi dell’Università della Florida, per conto dell’USDA (il dipartimento statunitense dell’agricoltura).

L’obiettivo della ricerca era quello di accertare, con riferimento al Sud-Est degli USA, se vi erano state variazioni dell’intensità delle precipitazioni nel corso degli ultimi 60 anni; in base a ciò è stato fatto un raffronto fra i trentennii 1954-1983 e 1984-2013, considerando il numero di eventi di pioggia giornaliera che ricadono in alcune classi prefissate. Dall’osservazione del grafico, risulta per il periodo 1984-2013 un contenuto calo delle prime due classi (“moderatamente forti” da 12,7 a 25,4 mm e “forti” da 25,4 a 76,2 mm) ed un leggerissimo incremento della terza (“molto forti” > 76,2 mm), non statisticamente significativo, come segnalato dal diverso colore della barra; è perciò del tutto evidente che debba essere aumentato il numero di giorni di pioggia debole (< 12,7 mm) a scapito di quello degli eventi più intensi.

Tale evidenza non viene affatto messa in luce, ma, al contrario si vuole purtroppo diffondere un messaggio di senso opposto. Infatti l’istogramma proposto non è quello soprastante – nel quale, in realtà, avevo operato un taglio – ma quello che vediamo sotto; vi appare anche una quarta classe (“estreme” cioè > 152,4 mm), caratterizzata da un’impressionante barra del +45%

Un errore? Un falso? No, tutto formalmente corretto, ma completamente fuorviante, soprattutto per chi non ha un po’ di dimestichezza con la climatologia e la statistica. Nella relazione si può leggere che il totale degli eventi estremi è stato di 558 nel primo trentennio e di 811 nel secondo; considerando che le stazioni censite sono 335, abbiamo una media, per singola stazione, che è passata da 1,7 eventi ogni 30 anni (circa lo 0,06% di tutti i giorni piovosi) ad un’altra di 2,4 (circa 0,08%): quindi un incremento dal quale è assolutamente impossibile che ne derivi una qualche percettibile variazione sull’ambiente. A priori oltretutto i suddetti valori non dimostrano nemmeno una, seppur velatissima, tendenza reale; infatti se una stazione avesse registrato due dati di 150 mm e due di 160 nel 1954-1983, a fronte di tre dati di 160 nel 1984-2013, si sarebbe ottenuto un incremento del 50% della classe “estreme”, mentre, dal punto di vista pratico, gli eventi eccezionali sarebbero evidentemente calati.

In definitiva mi sembra l’ennesimo esempio di come troppi esperti si prestino ­– in evidente malafede – a confermare le incontrovertibili verità ufficiali sul clima impazzito.